Il mondo del lavoro sta vivendo un periodo di rapida evoluzione, spinto da fattori tecnologici, sociali ed economici. In questo scenario, le generazioni più giovani – in particolare i Millennial (1980-1996) e la Generazione Z (1997-2012) – stanno svolgendo un ruolo fondamentale nel guidare il cambiamento. La loro visione del lavoro, le aspettative e le priorità stanno riscrivendo le regole del gioco, influenzando non solo il modo in cui lavorano, ma anche come le aziende si strutturano e operano. Ho scelto usare il termine giovani per facilitare la lettura, ma capiamo bene che stiamo parlando di persone tra i 29 e i 45 anni, circa.
Tuttavia, ci troviamo in una sorta di impasse tra le generazioni più giovani e quelle più mature –in particolare la Generazione X (1961-1979) e i Baby Boomer (1946-60). Questo gap generazionale solleva una domanda importante: perché queste generazioni non riescono a comunicare e comprendersi appieno? E cosa si aspettano dal mondo del lavoro?
In questo articolo analizzerò la situazione dal punto di vista di una Millennial, inserita in un contesto socio-politico europeo, con particolare attenzione alle osservazioni fatte nel mondo della consulenza HR e al confronto con altri colleghi/e anch’essi inseriti in questo contesto.
Aspettative delle Generazioni Millennial e Gen Z
Autonomia e flessibilità di orari
Le nuove generazioni hanno un’idea del lavoro radicalmente diversa da quella delle generazioni precedenti. Per i Baby Boomer e la Generazione X, il lavoro era sinonimo di stabilità economica e successo sociale. Per i Millennial e Gen Z, il concetto di “successo” è, invece, strettamente legato alla realizzazione personale, cioè il lavoro non è solo un mezzo per guadagnare, ma un’opportunità di crescita e appagamento emotivo e intellettuale.
Queste generazioni non sono interessate a sacrificare il proprio benessere per ottenere una paga mensile. In particolare, sono alla ricerca di opportunità che offrano autonomia, che permettano di lavorare da remoto e che abbiano un orario flessibile e organizzazione che condividano i loro valori, in cui il benessere individuale, la sostenibilità e l’inclusività siamo al centro. Questo ha spinto a molte organizzazioni a rivedere la propria organizzazione e la cultura predominante. La pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto profondo in questo senso, accelerando la transizione verso modelli di lavoro ibridi e da remoto. La gestione autonoma del proprio tempo e l’opportunità di un work-life balance sono diventati fattori decisivi per la loro soddisfazione lavorativa.
Inoltre, è in aumento la tendenza di Millennial e Gen Z di avviare un proprio business anziché intraprendere una carriera aziendale tradizionale. La libertà di essere il proprio capo, di decidere quando lavorare e come farlo, di esprimere la propria creatività e di affrontare sfide e risolvere problemi in modo innovativo rappresenta per loro un’alternativa molto interessante.
Spazi lavorativi Inclusivi e Lavori Significativi
IL cambio di paradigma culturale della società, cioè il passaggio di una società incentrata sulla crescita economica, accumulazione di beni, lucrativa e individuali a una società dove la crescita è spirituale, relazionale, emotiva oltre che economica. Implica, che la direzione di Millennial e Gen Z sia verso uno stile di vita sostenibile, in armonia con l’ambiente e la natura, e in comunità.
Questa premessa ci aiuta a comprendere che i diritti umani, la salute mentale, i cambiamenti climatici, le disuguaglianze sociali e la sostenibilità sono ormai parte integrante della loro visione del mondo, per cui creare spazi lavorativi inclusivi e lavori significativi che abbiano un senso più profondo non siano aspetti negoziabili. Non vogliono vedere l’economia come l’unica leva da cui dipendere, ma piuttosto, vogliono che l’economia si basi su decisioni etiche e responsabili.
“Il paradigma della salute integrale va in questa direzione: ‘Come esseri umani, siamo capaci di distruggerci tra di noi, ma anche di curarci mutuamente’ (Cit. Bessel van der Kolk) Cioè, viviamo in un mondo interconnesso, non siamo essere isolati e il nostro benessere dipende anche dalle connessioni sociali, dal supporto che riceviamo e dalla qualità delle interazioni con le persone che ci circondano.
L’esempio più emblematico di questa tendenza riguarda il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano alla leadership. Mentre fino a qualche anno fa, si aspirava a una leadership più incentrata sulla performance individuale, ora si ambisce a una leadership inclusiva, orientata al gruppo, al “noi” piuttosto che “all’io”. L’obiettivo è costruire una cultura aziendale che non ruoti solo intorno al profitto, ma che miri anche a fare la differenza nel mondo, promuovendo il benessere di tutti i dipendenti e l’impegno verso la comunità e l’ambiente. Quindi vedono il ruolo dell’azienda all’interno di un territorio come agente di cambiamento.
Crescita continua e piani di sviluppo personalizzati
Emerge una forte motivazione di impare e crescere continuamente. Non vogliono essere intrappolati in ruoli monotoni o senza opportunità di sviluppo. La percezione del lavoro come un’opportunità per fare la differenza, per contribuire a migliorare il mondo e per dare valore alla propria esistenza è un tema cruciale. Come abbiamo accennato prima, per Millennials e Gen Z, il lavoro non è solo uno strumento di sostentamento, ma è anche un mezzo per realizzarsi, per esplorare nuovi orizzonti e per mettersi alla prova in contesti stimolanti e innovativi.
Problemi attuali in un mondo globalizzato
Tuttavia, le sfide non mancano. La difficoltà economica è una delle principali preoccupazioni per le nuove generazioni. Il potere acquisitivo è diminuito notevolmente, l’inflazione è in costante aumento e l’accesso a un’abitazione è sempre più difficile. La precarizzazione delle condizioni di vita si vede nella difficoltà di accesso a un muto a un affitto dignitoso, e la situazione non sembra destinata a migliorare nel breve periodo; costringendo a molti a vivere in condivisione con altre persone.
Per una gestione economica sana e sostenibile, le banche consigliano di non destinare più di un terzo dello stipendio al pagamento di mutuo o affitto. Tuttavia, nella realtà attuale, questa percentuale può arrivare a superare la metà dello stipendio, lasciando il resto per le altre necessità quotidiane. E questo senza considerare la situazione di chi ha figli/e o persone a carico, un tema che meriterebbe un approfondimento separato (quello delle cure familiari).
Inoltre, viviamo in un contesto geopolitico instabile e imprevedibile, con tensioni globali che complicano ulteriormente la situazione. Questo scenario ha creato una frustrazione diffusa tra i giovani che vedono le loro aspirazioni professionali messe a dura prova dalla difficoltà di raggiungere un certo standard di vita.
Cambiamenti nelle Relazioni Sociali e Sentimentali
Un’altro punto di cambiamento radicali sono le relazioni sentimentali. Ma perché dovrebbe essere un punto importante se parliamo di contesti lavorativi?
La risposta risiede nel fatto che molte aziende mantengono un ambiente eteronormativo che non è inclusivo e non favorisce un autentico senso di appartenenza. Il welfare, i momenti di condivisione, i bonus ecc. si sono costruiti attorno all’idea di famiglia tradizionale (non solo le aziende, anche la società in generale).
Invece, queste generazioni stanno lottando contro le strutture sociali tradizionali che non rispecchiano più i loro valori. Hanno già superato l’idea di famiglia tradizionale in un contesto patriarcale per dare spazio a modi di relazionarsi e di stare insiemi diversi.
I cambiamenti migratori
Un altro punto che desidero esplorare riguarda l’impatto sul mercato del lavoro, con un focus particolare sulle realtà italiane e spagnole, che conosco meglio delle sfide migratorie di queste generazioni. In Spagna, i mercati economici più dinamici e attivi sono concentrati principalmente in tre regioni, mentre in Italia si trovano soprattutto nel nord del paese.
Questa concentrazione del mercato del lavoro in poche regioni ha creato delle sfide migratorie: coloro che desiderano entrare in un’economia vivace e dinamica sono costretti a trasferirsi nelle aree metropolitane, poiché altrove non esistono alternative valide. Questo fenomeno ha portato a una sovrappopolazione in queste zone, mentre altre aree restano quasi vuote. E aggiungerei, che vivere in queste zone ora con i salari attuali diventa quasi impossibile arrivare a fine mese.
Il benessere umano nel modello di lavoro
Come dice Richard Sennett, “il fallimento più profondo oggi non è lavorativo, ma l’incapacità di strutturare una vita personale coerente. Vivere per soddisfare aspettative esterne senza realizzare ciò che davvero portiamo dentro ci porta a ‘esistere’ anziché ‘vivere’. Questo vuoto nasce dal dare priorità al successo professionale rispetto allo sviluppo personale e al vero senso della vita.”
La sfida per le aziende e la società sarà quella di rispondere a queste necessità, promuovendo un modello di lavoro che riconosca il valore del benessere umano, della sostenibilità e della crescita continua. In questo contesto, sarà fondamentale avvicinare le generazioni, promuovendo un dialogo costruttivo che superi le differenze e favorisca la costruzione di un futuro più equo e inclusivo per tutti.